LINGUE, MISSIONE, MEMORIA – Il contributo dei Missionari Comboniani allo studio e alla preservazione delle lingue locali nella loro opera di annuncio del Vangelo

LINGUE, MISSIONE, MEMORIA –           Il contributo dei Missionari Comboniani allo studio e alla preservazione delle lingue locali nella loro opera di annuncio del Vangelo

Il 2019 è stato proclamato dall’ONU anno internazionale delle lingue indigene, e proprio per questo motivo i Missionari Comboniani hanno deciso di allestire una mostra nella loro casa generalizia di Roma (a ottobre 2019) per testimoniare l’impegno della congregazione nello studio e nella traduzione di testi di alcune lingue africane. La lingua esprime la ricchezza della cultura di un popolo, la conoscenza di una lingua è veicolo indispensabile di informazione, incontro e rispetto.
Così a partire da fine Ottobre 2020 il Museo africano di Verona ospita questa interessantissima esposizione di libri e documenti storici, dal valore etnografico unico. Il fatto che questa documentazione sia stata prodotta dai missionari, padri e fratelli, impegnati nel servizio di missione in Africa dimostra il loro amore per queste terre e la volontà di conoscenza, di comprensione, di trasmissione del sapere e soprattutto è testimonianza di incontro interculturale. Riportando per iscritto, in italiano, inglese o francese o nelle lingue locali, queste informazioni, non solo per i confratelli futuri assegnati agli stessi territori, o per studiosi accademici interessati a quella tradizione culturale, ma anche per fornire dei testi e aiutare le persone del posto a conoscere, a leggere, la propria lingua e le tradizioni. Si noteranno curiose pubblicazioni, sia semplici dattiloscritte con la macchina da scrivere (home made come si dice al giorno d’oggi), sia anche volumi stampati dalla storica Tipografia Nigrizia, o da altre case editrici, italiane e anche straniere. Grammatiche, dizionari, quaderni di studio e lavoro, corsi di lingua con le frasi di conversazioni tipo, fonetica, immagini, mappe storiche dei territori… e tanto altro.

La mostra è divisa in sezioni: grammatiche/dizionari, catechismi, testi di Storia Sacra, testi liturgici, testi educativi e musica. C’è anche una teca interamente dedicata ai volumi etnografici in cui si racconta e spiega delle tradizioni, delle usanze, dei significati delle popolazioni con cui si viveva e si era entrati in contatto. Alcuni di questi volumi, sono stati primo riferimento negli studi etnografici che accademici italiani e stranieri svolgevano su quelle popolazioni.
L’esposizione di volumi è accompagnata anche da pannelli di testo che descrivono i diversi gruppi etnici citati nei volumi, la posizione geografica, e notizie riguardanti le loro tradizioni. Parliamo di Alur-Logbara-Madi, Azande, Bari-Lotuko, Shilluk, Sidamo e Guji, Topossa-Giur-Ndogo, Denka, Nuer, Pokot, Karimojong, Acholi-Lango, Makua-Tsonga, Ewè-Ajà-Gen.

Per dare un panorama veramente esaustivo del lavoro di traduzione, studio, catalogazione, sistematizzazione delle lingue, molti altri documenti sarebbero dovuti essere esposti: le grammatiche e i dizionari di altri missionari comboniani che hanno lavorato in Egitto, Etiopia, Mozambico, Sudan, Uganda, Kenya, Togo, Ghana, Malawi, RDCongo, Centrafrica, Sudafrica … ma lo stesso impegno vale anche per i missionari impegnati in un altro continente significativo: l’America Latina. Inoltre, non sono esposti tutti gli innumerevoli articoli e libri di etnologia e storia; antologie di racconti, favole, proverbi ecc. che hanno raccolto e catalogato. Sarebbe stato un lavoro enorme, tanto da farne un nuovo museo, o altre mostre future chissà …

Per visitare la mostra è necessario prenotarsi, il Museo africano è aperto solo su prenotazione in questo periodo emergenziale. Confrontate sul lato della pagina le condizioni di accesso.

Crediti:
La mostra di Roma è stata realizzata con il contributo di p.Mariano Tibaldo (ideatore e curatore), Laura Fasciolo e Massimiliano Troiani (direzione artistica), p. Claudio Lurati (organizzazione), fr. Alberto Lamana (elaborazioni digitali), fr. Marco Binaghi (realizzazione allestimento), fr. Castro Jayson Torregosa (scasioni dei volumi), Gianni Fasciolo (grafica).
L’esposizione di Verona è stata curata da Micol Sboarina, Alessandra Mantovani e Alberta Dal Cortivo, con l’aiuto fondamentale di Silvano Berzaccola e Sergio Silvestri per l’illuminazione.